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Annalisa Cima
Canto della sopravvivenza 
Con un disegno di Alberto Casiraghi,
in 30 esemplari,
Edizioni Pulcinoelefante,
Osnago, marzo 2001

 

CONFESSIONE DI UN ESSERE E NON

Sono monolitica, monocorde, monocellulare, come la roccia, come la nenia, come il verme. Sono antografa, antropomorfica, ancestrale, come i fiori, gli dei delle caverne, gli avi. Sono lieta e non lieta, lieve e letale, palese e segreta.

Vivo la contraddizione d'essere angelo ed erinni. In un'aurora boreale so cantare e Citerèa m'appare. Amo driadi e silvani, non i poeti nani e le loro orme che chiamano versi. Odio chierici e conversi, predatori e untuosi lodatori.

Del mio crine, arricciato dal vento e dal sale che risale dal cranio in superficie, gioisco e lavo la mia mente nella fonte piovana dell'amore. L'ardire e la passione conducono i miei passi.

Luoghi e laghi lambiti da esecrata gente, udite questo canto in cui mi tuffo: è tempo.

Ora m'illudo d'esser alba, perché vesto di rosa ed ora d'esser notte, perché vesto di nero, solo nel pensiero tesso amori errabondi. Ora so di saper quello che ignoro:

pesci, serpenti, aquile e leoni hanno nelle loro successioni impressionato la lastra del nascente. Conosco il linguaggio degli dei e dei mostri-umani. Con luna e stelle vagheggio l'alba che di rosso s'irrora, s'accende e dissolve nell'infausto giorno. 

Resto nell'iperborea immensa terra, confusa inondata di ombre, di stridii e di veleni tra vuoti e pieni di sentieri senza sbocchi, ad aspettare l'eterno cantore che mi riporti il canto dell'amore smarrito. Avrà in dono una rosa..

 

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