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I° episodio Colazione con il nonno Francesco

Episodi che determinano la vita        Lugano domenica 14 ottobre 2018 ore 10,30

 

I° episodio

Colazione con il nonno Francesco

 

Nell’ottobre del 1944 avevo tre anni e nove mesi quando un episodio, apparentemente insignificante, determinò gran parte del percorso che avrei vissuto.

Mio nonno paterno, Francesco Cima, faceva la prima colazione alle 6 del mattino, nella sala da pranzo, in abito da casa, di velluto o di lana secondo la stagione e sempre rigorosamente color blu.

Vivevamo in quegli anni tra la Svizzera e San Giovanni Bianco, in una villa ideata dal nonno, mentre costruiva la cartiera, con suggerimenti dell’architetto Giuseppe Sommaruga e arredata in parte dell’architetto Aldo Quarti, che s’occupò in seguito anche degli appartamenti di via Cosimo del Fante.

I soffitti di 5 metri furono affrescati dal pittore Raffaele Armenise nato a Bari, erano suoi gli affreschi della cupola del teatro Petruzzelli di Bari.

Il pittore Armenise si trasferì poi a Malgrate nella provincia di Lecco dove conobbe il nonno Francesco.

Quel giorno, il 10 ottobre 1944, la nonna Elisa compiva gli anni.

In casa, alle 6 del mattino, nella zona soggiorno, sala pranzo e sala della musica nonché salottino rosso, regnava un gran silenzio, rotto solo dalla voce del nonno Francesco e dalle risposte di Giuseppe, il nostro cameriere autista che abitava nella casa del personale con la moglie Rosina, sarta e guardarobiera.

I membri del personale se erano sposati abitavano nella casa adibita a loro, preesistente alla villa, vi aveva infatti abitato Gabriele D’Annunzio, mentre le zitelle e gli scapoli alloggiavano nella villa al terzo piano.

Il nonno udì, sullo scalone di marmo giallo Siena che dall’entrata principale saliva alle camere del primo piano, dei passettini che echeggiavano sul marmo dello scalone. Era seduto a capotavola del lungo tavolo da pranzo quando Giuseppe, dischiuse la doppia porta a vetri della sala da pranzo, per venirmi incontro.  

Un po’ intimorita entrai in sala e con un filo di voce chiesi al nonno se potevo stare a colazione con Lui.

Il nonno Francesco con volto severo e occhi sorridenti di un blu intenso, mi disse di sedermi di fronte ed aggiunse rivolto a Giuseppe di apparecchiare.

Giunsero dalla cucina Colombina e Vittorio, Giuseppe li aveva chiamati con uno strano aggeggio simile ad un telefono speciale , per portare le brioches calde.

Da quel giorno sia a San Giovanni che a Milano ero stata ammessa alla prima colazione in compagnia del nonno, a Zurigo all’hotel Dolder e a Lugano allo Splendide sempre nel salottino della suite del nonno alla stessa ora. 

Colazione che: tra  la frutta di stagione per cominciare ed un uovo alla coque, tra un caffè per Lui e un latte con cioccolata per me, era interrotta solo dalle sue domande.

Mi interrogava sui programmi della giornata. 

Prima di cominciare la colazione ci facevamo il segno della croce dicendo: “Dio ti ringrazio”.

La nostra prima colazione durava mezz’ora all’incirca.

Per la seconda colazione quando il nonno tornava dalla cartiera, arrivò anche Titta, mio padre per il compleanno di sua mamma, la nonna Elisa.

Mentre sorseggiavano il caffè ed io giocavo a dama con l’istitutrice Angelica Gioconda Ruggero, mio padre guardandomi con una punta d’ironia mi chiese a bruciapelo cosa significava ermafrodita.

Gli risposi che non lo sapevo. 

  • Prendi il dizionario e leggi ad alta voce.
  • Papà non so leggere. 

Titta si rivolse allora alla signorina Angelica e con durezza le disse: lei vuol fare di mia figlia un’ignorante. Eppure è laureata in lettere e parla correttamente due lingue francese e tedesco.

Da domani insegnerà ad Annalisa a scrivere e leggere ,aggiunga pure alle letture in italiano quelle in francese.

Titta rimase più giorni, cosa davvero inusuale, voleva capire quali progressi avrei fatto  e se Angelica era una brava insegnante.

Mi regalò una bella edizione dei promessi sposi e le favole di Alphonse de Lamartine.

Angelica disse sommessamente che forse “I promessi sposi” potevano essere un libro troppo difficile, la risposta di mio padre fu lapidaria: 

  • Annalisa deve leggere libri difficili solo così potrà entrare nel mondo della conoscenza, a proposito ha già cominciato a leggerle la Bibbia. Io sono ateo, ma l’insegnamento della religione anzi delle religioni è molto importante. Angelica era molto religiosa e quest’ultimo desiderio di mio padre finalmente la fece sorridere con gioia palese.

A.C.