Si
tratta di una illuminante antologia operata sulla vasta
produzione poetica di Annalisa Cima, affidata ai migliori
traduttori a mericani - fra cui nientemeno che la grande
poetessa Marianne Moore - , che affiancano ai testi in lingua
originale le proprie traduzioni. Chiude il volume una biografia
bilingue e una vasta bibliografia sulla complessa attivitą
artistica della Cima nell'ambito della pittura, della poesia
e della prosa.
Il lettore di questa importante opera, con prefazione
bilingue di Vanni Scheiwiller, scoprirą tante cose. Cominciamo
da una notizia offerta da Vanni Scheiwiller: ´Un
argomento che stuzzica la mia vanitą di editore è
d'aver scoperto o riscoperto quasi tutti i migliori poeti
del nostro secolo. Così è capitato anche
per Annalisa Cima. Prima ancora di Montale e Ungaretti
che presentarono con me il suo primo libro di poesie,
Terzo modo (1969); prima di Marianne Moore e Jorge Guillén,
che tradussero sue poesie; di Pier Paolo Pasolini e Andrea
Zanzotto, che le recensirono; prima ancora di Cesare Segre
e Marisa Bulgheroni che ne scrissero le prefazioni, insomma
prima di tutte queste conferme, intuii nella Cima il dono
della poesia´.
Questa antologia poetica parte dal 1969, ma se il lettore
incuriosito dall'attenzione verso la Cima di poeti quali
Montale e Ungaretti o Zanzotto vuole indagare sulla preistoria
della poetessa, nata nel 1941 e che perciò nel
'69 aveva 28 anni, scopre una precedente attivitą di pittrice,
messa in luce, fra l'altro, da una edizione dello stesso
Scheiwiller, a cui nulla sfuggiva, in un volumetto della
collana All'insegna del pesce d'oro, 1968,
di Alberto Sartoris: Annalisa Cima (n. 29 della serie
il quadrato formato minore, mille copie, di
cui cento con serigrafia originale firmata).
La pittrice dą segni di sè in vari dipinti a olio
su tela dal 1963 (Simbolismo, Movimento n. 2, Perfezione).
Fa mostre personali a Bergamo (Galleria della Torre, 1963),
a Venezia (Galleria del Cavallino, 1965), a Losanna, Parigi,
Roma, Milano, per non citare che alcuni esempi.
Ma torniamo alla poesia, dopo l'abbandono violento della
pittura per le imposizioni di una linea astrattista da
parte di galleristi, e illuminiamo ancora per un attimo
l'attenzione fuori d'Italia dei traduttori, gią rilevante
in questa antologia. Ce ne dą segnale il volume della
Cima Il tempo predatore, Scheiwiller, Milano 1997: daccapo
Marianne Moore nel 1969, il brasiliano Murilo Mendes nel
1970, l'americano Allen Mandelbaum nel 1971-72, lo spagnolo
Jorge Guillén nel 1974. Credo che si offrirą in
giusta luce questa poetessa inserendola in un contesto
europeo di poesia e sottraendola a quello vagamente provinciale
e locale di una storia della poesia e di qualche poeta
italiano.
Dalla raccolta Terzo modo passano all'antologia sette
poesie su dodici dell'originale (1969), le pił intense
filosoficamente. C'è un dinamismo del pensiero
a colloquio con se stesso, che ci ricorda, ve ne fosse
bisogno, che l'autrice non si laureò nelle cosiddette
belle lettere, ma in filosofia e, guarda un po', ingegneria
cartaria. Dire che il cammino della scrittrice, visto
da questa antologia, si identifica in un percorso dal
nulla, razionalmente percepito, al sogno di paradisi perduti,
che negano l'attivitą della concettualizzazione, pare
corretto.
Nella seconda raccolta, Immobilitą, del 1974, vi è
un'alternaza, in parte ludica, fra immobilitą e volubilitą
(´il giuoco / è la sola strada / l'inutile
/ sta al vero / e il vero / esiste solo per giuoco´).
C'è un movimento iterativo alla ricerca di un filo
a cui aggrapparsi, che si oggettiva nei disegni che accompagnano
il volumetto, illustrati nella prefazione di Cesare Segre;
due tipi, linee rette e forme anulari: le prime definiscono
lo spazio, le seconde vi si accampano. Un universo di
forme semplici con le loro variazioni che riproducono
graficamente l'oscillazione ludica fra immobilitą e volubilitą.
Lo conferma la lirica 11 in quel passaggio dal filosofare
al poetare, con il suo ritmo da farfalla:
Niente
parole
libri
sentenze.
Datemi
un filo
a
cui aggrapparmi
un
pensiero
da
non pensare
un
nulla
in
cui vivere
e
una fine che non sia il nulla.
Nel 1977 uscì da Guanda la raccolta Sesamon con
introduzione di Cesare Segre. E qui i fatti nuovi sono
palesi: non tutto può affiorare in questa antologia
se si calcola che da cinquantatrè testi poetici
di Sesamon gli estrapolati sono sette. Primo elemento
nuovo: siamo di fronte a un vero canzoniere e, come il
genere letterario richiede, compare l'amore, finora stranamente
assente dalla poesia della Cima. I pensieri qui non sono
mai astratti: c'è un alternarsi e intrecciarsi
fra realtą e sogno, presente e passato. L'onirico e l'inconscio,
come mette in luce Segre, sono usati per ´barriera
contro gli stati di normalitą´. C'è anche
in Sesamon poesia meditativa, condizione essenziale nella
poetessa, ma è superata di molto la razionalitą
dei primi testi. C'è una maturitą interiore che
domina i conflitti del vivere e supera del tutto il biografismo
che potrebbe insinuarsi nell'universo dell'eros. Vorrei
dire che mi ha colpito una naturale visione dei mondi
possibili della logica formale, ignota alla Cima naturalmente
in quegli anni. Si leggano i versi di Risalite nel tempo:
Un
numero infinito di possibili
sospesi
in fluttuazioni.
Occhi
ipotetici incerti
nella
plenitudo di solitudine
nella
nevrosi che torna
con
proiezioni d'inserti
per
scontri fuori dell'io
e
risalite nel tempo.
Matura in questa raccolta un equilibrio metrico, fra attimi
di canto con ricchezza ritmica e alternative di riflessione;
un tutto che dą buoni esiti musicali. Non si dimentichi
che la Cima partì legandosi al pianoforte, abbandonato
da ragazza per le crisi polmonari.
Segue nel libro d'ampia scelta da Ipotesi d'amore, Garzanti,
Milano 1984, con prefazione di Marisa Bulgheroni. La raccolta,
questa volta, è dalla poetessa dedicata: ´Dedico
questo volume a Cherubino´ con la postilla mozartiana:
´E se non ho chi m'oda / Parlo d'amor con me´.
La Cima eleva il canto a sfere mitiche che lo nobilitano.
Cherubino è un ´Aminta mio / che riempi notti
/ di delicate note rilucenti´. » un personaggio
vivo e insieme metaforico che attraversa il tempo dei
testi, e un'ipotesi d'amore, fatta di incontri e incantamenti,
all'interno di uno sfondo ipotetico con altri esseri,
vivi e morti, figure della famiglia vera e mentale, il
nonno, il padre, il fratello e altri siglati, fra cui
Eugenio Montale, cui è dedicato il bel testo Terso
profilo di mare, tradotto ottimamente da Jonathan Galassi.
Sotto il segno di amore le due collane Sesamon e Ipotesi
d'amore mettono i rilievo la qualitą di un tema che
ha la massima felicitą esistenziale e verso il quale
la scrittura sperimenta il potere della pura allusione,
quasi un muro vago e persistente, come se parlare d'amore
fosse afferrare l'inafferrabile.
Chiudono l'antologia testi estrapolati dalle raccolte
Aegri sommnia, Quattro canti, entrambe edite dalla Stamperia
Valdonega; e infine i testi della raccolta Il tempo predatore,
con cui l'antologia ci riporta a Scheiwiller (1997), dove
quattro disegni inediti di Eugenio Montale si affiancano
a una lunga Nota dell'editore, in cui Scheiwiller accosta
la propria malinconia temporale a quella che l'autrice
ha evocato nei due lunghi Canti Eros e il tempo, Il tutto
e il nulla e nel terzo, escluso dall'antologia, Non s'è
fermato il tempo. La Cima qui sfiora gli aspetti pericolosi
e abissali della conoscenza umana nei suoi tentativi di
approssimarsi al nulla, e una forza drammatica nuova si
insinua fra le pieghe della scrittura, rivolta a questo
tempo predatore.
Maria
Corti