Annalisa Cima
Poesie/Poems (Antologia di poesie)
Con prefazione di Vanni Scheiwiller
Traduzioni di:
J. Galassi, C. Gugolz,
A. Mandelbaum, M. Moore,
W. de Rachewiltz, D. Vittorini.
All'insegna del pesce d'oro
di Vanni Scheiwiller
Milano, 1999
 



intervento di Maria Corti su POESIE/POEMS

Si tratta di una illuminante antologia operata sulla vasta produzione poetica di Annalisa Cima, affidata ai migliori traduttori a mericani - fra cui nientemeno che la grande poetessa Marianne Moore - , che affiancano ai testi in lingua originale le proprie traduzioni. Chiude il volume una biografia bilingue e una vasta bibliografia sulla complessa attivitą artistica della Cima nell'ambito della pittura, della poesia e della prosa.
Il lettore di questa importante opera, con prefazione bilingue di Vanni Scheiwiller, scoprirą tante cose. Cominciamo da una notizia offerta da Vanni Scheiwiller: ´Un argomento che stuzzica la mia vanitą di editore è d'aver scoperto o riscoperto quasi tutti i migliori poeti del nostro secolo. Così è capitato anche per Annalisa Cima. Prima ancora di Montale e Ungaretti che presentarono con me il suo primo libro di poesie, Terzo modo (1969); prima di Marianne Moore e Jorge Guillén, che tradussero sue poesie; di Pier Paolo Pasolini e Andrea Zanzotto, che le recensirono; prima ancora di Cesare Segre e Marisa Bulgheroni che ne scrissero le prefazioni, insomma prima di tutte queste conferme, intuii nella Cima il dono della poesia´.
Questa antologia poetica parte dal 1969, ma se il lettore incuriosito dall'attenzione verso la Cima di poeti quali Montale e Ungaretti o Zanzotto vuole indagare sulla preistoria della poetessa, nata nel 1941 e che perciò nel '69 aveva 28 anni, scopre una precedente attivitą di pittrice, messa in luce, fra l'altro, da una edizione dello stesso Scheiwiller, a cui nulla sfuggiva, in un volumetto della collana “All'insegna del pesce d'oro”, 1968, di Alberto Sartoris: Annalisa Cima (n. 29 della serie “il quadrato formato minore”, mille copie, di cui cento con serigrafia originale firmata).
La pittrice dą segni di sè in vari dipinti a olio su tela dal 1963 (Simbolismo, Movimento n. 2, Perfezione). Fa mostre personali a Bergamo (Galleria della Torre, 1963), a Venezia (Galleria del Cavallino, 1965), a Losanna, Parigi, Roma, Milano, per non citare che alcuni esempi.
Ma torniamo alla poesia, dopo l'abbandono violento della pittura per le imposizioni di una linea astrattista da parte di galleristi, e illuminiamo ancora per un attimo l'attenzione fuori d'Italia dei traduttori, gią rilevante in questa antologia. Ce ne dą segnale il volume della Cima Il tempo predatore, Scheiwiller, Milano 1997: daccapo Marianne Moore nel 1969, il brasiliano Murilo Mendes nel 1970, l'americano Allen Mandelbaum nel 1971-72, lo spagnolo Jorge Guillén nel 1974. Credo che si offrirą in giusta luce questa poetessa inserendola in un contesto europeo di poesia e sottraendola a quello vagamente provinciale e locale di una storia della poesia e di qualche poeta italiano.
Dalla raccolta Terzo modo passano all'antologia sette poesie su dodici dell'originale (1969), le pił intense filosoficamente. C'è un dinamismo del pensiero a colloquio con se stesso, che ci ricorda, ve ne fosse bisogno, che l'autrice non si laureò nelle cosiddette belle lettere, ma in filosofia e, guarda un po', ingegneria cartaria. Dire che il cammino della scrittrice, visto da questa antologia, si identifica in un percorso dal nulla, razionalmente percepito, al sogno di paradisi perduti, che negano l'attivitą della concettualizzazione, pare corretto.
Nella seconda raccolta, Immobilitą, del 1974, vi è un'alternaza, in parte ludica, fra immobilitą e volubilitą (´il giuoco / è la sola strada / l'inutile / sta al vero / e il vero / esiste solo per giuoco´). C'è un movimento iterativo alla ricerca di un filo a cui aggrapparsi, che si oggettiva nei disegni che accompagnano il volumetto, illustrati nella prefazione di Cesare Segre; due tipi, linee rette e forme anulari: le prime definiscono lo spazio, le seconde vi si accampano. Un universo di forme semplici con le loro variazioni che riproducono graficamente l'oscillazione ludica fra immobilitą e volubilitą. Lo conferma la lirica 11 in quel passaggio dal filosofare al poetare, con il suo ritmo da farfalla:

            Niente parole
                 libri
                 sentenze.
            Datemi un filo
            a cui aggrapparmi
                un pensiero
            da non pensare
                un nulla
            in cui vivere
            e una fine che non sia il nulla.


Nel 1977 uscì da Guanda la raccolta Sesamon con introduzione di Cesare Segre. E qui i fatti nuovi sono palesi: non tutto può affiorare in questa antologia se si calcola che da cinquantatrè testi poetici di Sesamon gli estrapolati sono sette. Primo elemento nuovo: siamo di fronte a un vero canzoniere e, come il genere letterario richiede, compare l'amore, finora stranamente assente dalla poesia della Cima. I pensieri qui non sono mai astratti: c'è un alternarsi e intrecciarsi fra realtą e sogno, presente e passato. L'onirico e l'inconscio, come mette in luce Segre, sono usati per ´barriera contro gli stati di normalitą´. C'è anche in Sesamon poesia meditativa, condizione essenziale nella poetessa, ma è superata di molto la razionalitą dei primi testi. C'è una maturitą interiore che domina i conflitti del vivere e supera del tutto il biografismo che potrebbe insinuarsi nell'universo dell'eros. Vorrei dire che mi ha colpito una naturale visione dei mondi possibili della logica formale, ignota alla Cima naturalmente in quegli anni. Si leggano i versi di Risalite nel tempo:

            Un numero infinito di possibili
            sospesi in fluttuazioni.

            Occhi ipotetici incerti
            nella plenitudo di solitudine
            nella nevrosi che torna
            con proiezioni d'inserti
                            per scontri fuori dell'io
                            e risalite nel tempo.

Matura in questa raccolta un equilibrio metrico, fra attimi di canto con ricchezza ritmica e alternative di riflessione; un tutto che dą buoni esiti musicali. Non si dimentichi che la Cima partì legandosi al pianoforte, abbandonato da ragazza per le crisi polmonari.
Segue nel libro d'ampia scelta da Ipotesi d'amore, Garzanti, Milano 1984, con prefazione di Marisa Bulgheroni. La raccolta, questa volta, è dalla poetessa dedicata: ´Dedico questo volume a Cherubino´ con la postilla mozartiana: ´E se non ho chi m'oda / Parlo d'amor con me´.
La Cima eleva il canto a sfere mitiche che lo nobilitano. Cherubino è un ´Aminta mio / che riempi notti / di delicate note rilucenti´. » un personaggio vivo e insieme metaforico che attraversa il tempo dei testi, e un'ipotesi d'amore, fatta di incontri e incantamenti, all'interno di uno sfondo ipotetico con altri esseri, vivi e morti, figure della famiglia vera e mentale, il nonno, il padre, il fratello e altri siglati, fra cui Eugenio Montale, cui è dedicato il bel testo Terso profilo di mare, tradotto ottimamente da Jonathan Galassi.
Sotto il segno di amore le due collane Sesamon e Ipotesi d'amore mettono i rilievo la qualitą di un tema che ha la massima felicitą esistenziale e verso il quale la scrittura sperimenta il potere della pura allusione, quasi un muro vago e persistente, come se parlare d'amore fosse afferrare l'inafferrabile.
Chiudono l'antologia testi estrapolati dalle raccolte Aegri sommnia, Quattro canti, entrambe edite dalla Stamperia Valdonega; e infine i testi della raccolta Il tempo predatore, con cui l'antologia ci riporta a Scheiwiller (1997), dove quattro disegni inediti di Eugenio Montale si affiancano a una lunga Nota dell'editore, in cui Scheiwiller accosta la propria malinconia temporale a quella che l'autrice ha evocato nei due lunghi Canti Eros e il tempo, Il tutto e il nulla e nel terzo, escluso dall'antologia, Non s'è fermato il tempo. La Cima qui sfiora gli aspetti pericolosi e abissali della conoscenza umana nei suoi tentativi di approssimarsi al nulla, e una forza drammatica nuova si insinua fra le pieghe della scrittura, rivolta a questo tempo predatore.

Maria Corti