Il
significato dei colori e la loro percezione variano molto
secondo i popoli e le persone. Si può però
estendere ai colori nella poesia di Annalisa Cima quello
che Cesare Segre ebbe a dire della sua memoria poetica.
Se gli antichi Cinesi mettevano il nero al Nord e il rosso
al Sud, Annalisa Cima rimane fedele alla assiologia cristiana
della luce e dell'ombra. Per parlare come Runge, la sfera
dei colori di Sesamon è quasi completa: bianco, verde,
rosso, grigio, azzurro-celeste. Manca il giallo. Dominano
il verde e il rosso, il verde idillio e il rosso fuoco-febbre
d'amore che "consuma" ed è già "febbre
di annientamento". L'idillio Annalisa-Cherubino termina
sul tema di Amore e Morte.
"Stirb und werde!" diceva Goethe in Selige sehnsucht.
Nostalgia dell'anima mi sembrano anche le ultime poesie
di Annalisa Cima: "il rosso s'attenua, la paura s'allenta
(
) Ti ho vinto nemico. Torna nel braciere. Scorri
dove dico, fuoco che non sai languire".
Nell'Ipotesi d'amore si ritrovava l'"utopica struttura"
e i "soliti luoghi colorati di fideistica attesa"
di Sesamon, mentre la "scolorita" noia lasciava
il posto al sole, "colore che muta e invita a perdersi
nel solco che dall'ansia dirama". Vince la Luce, come
nella sfera di Runge i colori si disperdono al centro.
Nelle più recenti poesie l'evocazione malinconica
dell'amica scomparsa, Armanda Guiducci, ricorda sì
"il colore della morte" ma anche il bianco del
"campo di seminagioni" che vince il blu dell'agonia,
come attraverso il blu e il rosso delle vetrate cattedrali
filtra un colore più puro, la luce dello spirito.
Anche l'ultima poesia, con vago ricordo di Stanze nelle
Occasioni, dissipa quell'"oscurità che scende
su chi resta".
Già in tempi paleolitici i nostri antenati coprivano
i loro morti di ocra.