Poesie
 
TERZO MODO - Milano : All'insegna del pesce d'oro di Vanni Scheiwiller, 1969

LA FORMA

TERZO MODO
CONTESTATO IL SISTEMA


LA GENESI E ALTRE POESIE - Milano : Scheiwiller, 1971

DELLA SOLITUDINE


IMMOBILITÀ - Milano : All'insegna del pesce d'oro di Vanni Scheiwiller, 1974

Voglio ritirare il mio corpo

Il giuoco è la sola strada
Non voglio essere proseguita
Niente parole libri sentenze
La linea retta e il fiore si toccano
L'inutile mi pesta i piedi
È solo eventualità
Precisare capire spiegare
Questi vicini e quelli più lontani gridano
Sono in bilico tra vita e solitudine
Del vento che colpisce
Se esiste la tortura


SESAMON - Milano : Guanda, 1977

IL LIMITE

METAMORFOSI DEL CANTO
FEBBRE DI MALATTIA
PROCESSO DI DISSOLUZIONI
LO STIGMA
FALSA OPINIONE














LA FORMA

La forma non ha imperfezioni
non è partecipazione né parte:
si compie. La forma che guardi
ci conosce, si contrappone
alla disgregazione: già scontata
prima della fine.


















TERZO MODO

Il terzo modo per
distinguere A con-
siste nel rapporto tra
A e se stessi. A
si identifica, non si ha
alternativa, da
qui il monoteismo.


















CONTESTATO IL SISTEMA

Contestato il sistema,
gettiamo fiori neghiamo il passato,
permessi i connubi tra fratelli:
plauso al gusto che cambia,
benedette le nozze omosessuali:
gioco in attesa di inutili natali.
Partecipi al vero, solo
chi distingue uomo da uomo
testimoni e vittime
di precedenti incarnazioni.
Il sistema è violenza
di fronte alle idee,
Vanità che costringe alla parte
da rappresentare. Simile
alternativa procede da abitudini.
L'impotenza dei nervi, dei falli
è protesta verso la noia
dove il reale precipita.
Anticamera di meriti dimenticati,
contrapposto all'angoscia,
fare per farsi, in questo può trovare
espressione il coito:
raffinata violenza fatta di fiori
e di lasciate vivere.



















DELLA SOLITUDINE

Un vuoto che diventa ragione
di sopravvivere ogni giorno
senza differenziazioni. Accettato
il compromesso delle ingiustizie
universali, chiuso il domani
piú del presente, intorno
a persone senza nome. Lotte
condannate nel concetto prima
di nascere. Responsabili del passo
a ritroso prima di muovervi.
Cercate risultanze che lascino
un modo solo, a chi crede nei problemi
del sopravvivere, dei sopravvissuti.
Noi vogliamo capire. Costretti
alla solitudine del non pensare,
del pensato che condiziona. Solo
i limiti estremi: ricchezza, miseria,
toccano il fondo della nostra inutilità.
Trascinati a vivere dal supplizio
che nega qualsiasi evasione,
pensiero e oensato si distruggono.
Destino di sostituire il pensare
al contesto pensato. Nulla
di presentito senza verità rende
felici: ci toglie il modo e il vedere.
Un correre di immagini dove
l'effetto distrugge il pensare. Ogni
giorno assillanti banali; col vostro
ambizioso progetto di irreali
formazioni, persuasi a togliere ciò
che si sovrappone.
Siamo:
presenti e passati, certi
della nostra solitudine,
la mia voglio sentirla, senza
parlarne, per un moto che diviene
ragione di sopravvivere.






















1
Voglio ritirare
il mio corpo
quando
tutto è compiuto
prima che si separi.
Posso ritirarlo
perché
non ho creduto
di proseguire qui.

















2

Il giuoco
è la sola strada
l'inutile
sta al vero
e il vero
esiste solo per giuoco.




















3

Non voglio
essere proseguita
e non lo sarò
per consumarmi
senza essere rinnovata.
Voglio deporre me stessa
per ritrovarmi
voglio volere e attendere.


















11

Niente parole
libri
sentenze.
Datemi un filo
a cui aggrapparmi
un pensiero
da non pensare
un nulla
in cui vivere
e una fine che non sia il nulla.














29

La linea retta
e il fiore
si toccano
così due segni
risolvono
il loro limite.


















34

L'inutile
mi pesta i piedi
il necessario
sfugge.




















37

È solo eventualità
e l'attrazione
un soffio di pensiero
una perdita d'orbita
osmosi che sorprende
prende
per perdere
te
me
e pezzi di mondo.















43

Precisare
capire
spiegare.
Nulla è preciso
niente può essere capito
e spiegare impoverisce i contenuti.

















44

Questi vicini
e quelli più lontani
gridano.
Vendono sapere.
Ma il sapere che vendono
non si grida.


















46

Sono in bilico
tra vita
e solitudine
e in mezzo
il vuoto.


















60

Del vento
che colpisce
del pensare
insieme
del bianco
che lega
rimane il ricordo.
















71

Se esiste la tortura.
Se uccidete
in nome del giusto
a cosa vale sopravvivere.





















IL LIMITE
Da giorni le cose che dicono: dicono
appare l'idea corre se corre
a creare il risveglio
il giorno del vedere
dove immagini e giochi
finzioni e fuochi
dire per dire
scorrono senza vertigini di gloria.















METAMORFOSI DEL CANTO

Metamorfosi del canto
mentre uno stesso volto
si moltiplica
e segni si trasformano
e ferite a lacerare simboli.
Qui i fiori usciti da dove
fioriti uguali
su strade di grigio
là i fiori del non ancora detto
soli incerti
cresciuti nel letto
che vieta generarli altrove.















FEBBRE DI MALATTIA

Segmenti oscillanti
nell'oscuro dei numeri
segnano il passo
alla continua dimensione
di paura.
Le ore stringono enigmi
di pulsazioni
tendono lenti-dolenti
di mistificazione.
Ho visto correre via
il poter correre
per una immobilità
in luogo di giochi.
E l'attesa tesa al guarire
non divide l'avido avviso di fine
inverante il momento.


















PROCESSO DI DISSOLUZIONI

La tensione e noi
il dire nel dire
sciolto il luogo e il dove
per fluire cronaca nella cronaca dei giorni.
Fatti propri il porre
deporre
congelate immagini
per un nulla di mani.
Per essere disciolti in rievocazioni
per essere cantori di cori amebei
per essere lunghi cortei
processo di dissoluzioni.
















LO STIGMA

Nello stigma
simbolo di sicurezza
schermo al sentire
è la risposta individuale.
Azione del prendere
per perdere se stessi
nei postulati evocati
nel sonoro di colpi disciolti,
nel realismo materiato
breviloquio di violenza
codice di simmetrie.
Venisse un vaniloquio
assente
venisse un'antografia
dicente
dove conciliarsi è vitale
dove innestare lo stigma
per esprimere il fondo
dei nostri desideri.


















FALSA OPINIONE
Quasi a leccar l'immagine del vero
quasi che non immaginassi il detto
al di là del dire.
Basta un nome a falsare un'opinione.
Potessi in cima ai miei pensieri
ritrovarti desiderio perenne
indenne da ascensioni perdute
da cadute
metterti con i giorni ed i voleri in pila
senza produrre fila di discendenze
tante cime distrutte
per-forare il fondo
e con-cima-re
di scibala la sola
strada conosciuta.