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Annalisa
Cima
Ezra Pound a Venezia,
da Cici alla Salute
(prosa)
Occhio magico n. 13
con una prosa poetica dellautrice
un inedito poundiano
e dieci fotografie di Walter Mori.
Allinsegna del Pesce dOro,
Milano 1985 |
EZRA
POUND A VENEZIA DA "CICI" ALLA SALUTE
Scende
da una angusta scala con passo tremulo rievocante un suo motivo:
E dentro boschi oscuri / Mi sono incamminato, / [
] Cercando
il vento lieve.
Cosí la sua presenza, improvvisa, in un giorno di sole
e non sole.
Mi guarda, ricorda un volto e lieve sussurra: "Lei è
ungherese? Ho conosciuto una signora austroungarica, Le somigliava".
E tace, un silenzio lungo decenni che prosegue in quel sogno tanto
amato.
Grande cappello bianco, barba bianca, come una lama ignuda, resta
assente, guarda fisso e ricorda.
Il silenzio intorno è totale.
Udiamo, Solo il vento che aleggia.
Pasolini arriva con cinepresa, emozionato.
Tutti aspettiamo che si ripeta il miracolo.
Non giungono suoni, ho preso un taccuino e attendo le parole.
E piccoli elfi rossi di parole gridano "Un Canto" e
Pound silente risponde: Io non ho canti.
La laguna tace con noi, giunge un tè al latte ordinato
da Olga Rudge, premurosa loquace guardiana.
Lui cosí chiaro e vago, il corpo fatto di vento, nel salotto
dove il tempo si è fermato, porta meccanicamente alle labbra
il suo tè.
Mi riecheggia nella mente la frase di Marianne Moore: "Ero
innamorata di lui cosí bello e forte, ieratico. Eravamo
tutte innamorate di Pound. Ma lui ci ignorava, lui il Cervo Bianco."
L'assenza si fa grave: Purifiez nos curs / O Dio del silenzio.
Senza piú equivoci, senza remore politiche, senza altro
che la maestà del verso, che si spegne, lo ritroviamo oggi
all'appuntamento insolito, per dirgli con le sue stesse parole:
"Grazie, qualunque cosa avvenga". Grazie per l'immortalità
del suo verso e per quell'allusione all'Ungheria, per il silenzio
e per il Canto.
Ho disegnato nella mente il suo volto, piú volte, perché
agli amici sia memoria di lui.
Ci alziamo, una mano ormai distante e gelida saluta, uno sguardo
assente ci accompagna alla porta.
Appena fuori il turbamento di aver udito la sua voce si fa vivo
in noi.
È aprile e il sole pallido veneziano accoglie il nostro
silenzioso corteo emergente da un mare piú aspro del granito.
O Dio, o Venere, o Mercurio, protettore dei ladri, prestategli
una piccola tabaccheria.
E per il mondo tutto questo è follia.
Annalisa Cima